Ottobre 3, 2008
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Da aprile la mostra «Italics» a Palazzo Grassi di Venezia è sulle pagine dei giornali per gli attacchi scatenati contro il curatore Francesco Bonami, trasformatisi in un battage pubblicitario senza precedenti. A essere maligni, si potrebbe quasi pensare che il curatore abbia inserito i nomi incriminati (Annigoni, Clerici, Ferroni…) per suscitare polemica. Giustamente Germano Celant ha tagliato corto: «Vediamola questa mostra. Magari per stroncarla, ma vediamola».Diciamo subito che una mostra non può essere giudicata dalla lista dei nomi, ma è fatta dalla qualità delle opere, dal modo di presentarle, da richiami, incontri e scontri che si propongono visivamente al visitatore. Certo, anche qui ci sono assenze eccellenti (Paladino, De Maria…) e presenze ingiustificate. Errore forse di metodologia curatoriale. Ma bisogna dire che non convince l’accusa di revisionismo. Bonami si è chiesto «perché questa parola abbia una valenza negativa» e in effetti il termine è talmente abusato che sarebbe meglio non usarlo più. Si può discutere la rilettura di Bonami, non negargli il diritto di proporla.0La verità è che Bonami non avrebbe potuto fare una mostra diversa, ideologicamente connotata, proprio per un fatto generazionale. Il crollo delle ideologie ha investito tutto. Nell’arte sono stati proprio artisti come Chia, Clemente, Cucchi (presenti con opere molto belle di quegli anni cruciali, tra la fine dei ’70 e i primi ’80), Paladino e De Maria a far cadere quelle mura e ormai le carte sono mescolate.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295228
Settembre 18, 2008
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Milano – Che strano. Proprio alla Coldiretti, alla gloriosa Federazione dei Coltivatori Diretti, non sanno che «contadino, scarpe grosse e cervello fino». Una lacuna costata cara perché il primo «Farmers market» metropolitano, annunciato in pompa magna assicurando che causa «filiera corta» – ovvero pochi o nessun intermediario commerciale tra il campo e il banco di vendita – lì si risparmiava, s’è rivelato una bufala. Gli avventori vi hanno trovato, infatti, merce così così a prezzi decisamente superiori a quelli praticati nei supermercati. E questo perché il contadino (farmer, per la Coldiretti) mica è fesso: se con «filiera lunga» vendeva al grossista a 100 ciò che al consumatore costava poi 500, con «filiera corta» ha pensato fosse giusto e, perché no, conveniente, vendere direttamente a 500. Anzi, visto che c’era, a 590. In quanto alla qualità, bè, siccome il luogo comune vuole che tutto ciò che è «naturale» sia anche bacato, ammaccato, rachitico, sbocconcellato dagli insetti e pullulante di bruchi, i cervelli fini si sono adeguati: vendendo i prodotti in buone condizioni al grossista e gli scarti ai clienti del «Farmers Market».
Se la gentile clientela del «Farmers Market» fosse stata quella devota ai lardi di Colonnata dello Slow Food, quella che se non è bio meglio morire di fame, quella che delira per i prodotti «equi e solidali» e che s’appresta a vivere con l’intensità dovuta l’annuale kermesse di Terra Madre, i contadini (e la Coldiretti) l’avrebbero fatta franca.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291331
Agosto 24, 2008
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«La tregua olimpica è stata infranta. In Tibet come in Georgia. E questo è un fatto politicamente molto grave». A sostenerlo è Giovanna Melandri, ministra delle Comunicazioni nel governo ombra del Pd, già titolare del dicastero per le Politiche giovanili e le Attività sportive. «I potenti della Terra – rileva Melandri – hanno sbagliato a presenziare alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici. Il loro ‘omaggio’ al governo cinese ha contribuito a derubricare la questione del rispetto dei diritti umani in Cina e la tragedia del Tibet». Una critica che investe direttamente il governo italiano: «Berlusconi non ha presenziato ma lo ha fatto il ministro degli Esteri, Franco Frattini – rileva la ‘ministra-ombra’ del Pd – e la sua presenza è politicamente censurabile». «Ora – aggiunge – la comunità internazionale deve sostenere lo sforzo del Dalai Lama di riannodare il filo del dialogo e del negoziato con il governo cinese». L´Avvenire titola: luci su Pechino, buio sul Tibet. Il mondo si è dimenticato della tragedia tibetana?«Il calvario del popolo tibetano continua. Dopo le parole del Dalai Lama a ‘Le Monde’ abbiamo compreso che quel calvario non si è interrotto nemmeno nei giorni della tregua olimpica. Io penso che la parata dei leader politici che hanno preso parte all´inaugurazione dei Giochi olimpici abbia contribuito a innalzare questa cortina di silenzio sul dramma del Tibet come sul mancato rispetto dei diritti umani da parte delle autorità cinesi.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78293
Agosto 24, 2008
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alema,cosi,diventammfree Un viaggio nel tempo. Una riflessione a cavallo della testimonianza personale di chi visse in presa diretta quelle drammatiche giornate di quarant’anni fa e le riflessioni maturate nel corso del tempo da quel ragazzo allora diciottenne divenuto un leader politico e di governo: Praga ’68 nelle considerazioni di Massimo D’Alema. Considerazioni che partono dall’oggi e dal conflitto che, quarant’anni dopo, vede ancora impegnati i carri armati russi.Quarant’anni dopo l’agosto di fuoco a Praga, di nuovo un conflitto armato, quello con la Georgia, vede protagonista la Russia. Qual è la tua valutazione di una crisi che non può dirsi ancora conclusa?«Innanzitutto speriamo che l’iniziativa politica e diplomatica riesca effettivamente a fermare la violenza e ad evitare un’escalation del conflitto. È evidente che i conflitti di oggi hanno una natura fondamentalmente diversa. Allora fu determinante l’elemento ideologico, e cioè la volontà di stroncare sul nascere un esperimento di socialismo democratico che avrebbe potuto destabilizzare l’impero sovietico e i Paesi dell’Est. Oggi è la difesa di una sfera d’influenza russa in aree geograficamente ed economicamente strategiche, in particolare nell’Asia centrale. E rimane una forte carica nazionalista che è anche il lascito di una lunga stagione imperiale. Naturalmente non si può accettare una politica di ingerenza e l’uso indiscriminato della forza da parte della Russia.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78200 newso,antisovietici,una,primavera,praga
Agosto 24, 2008
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Si chiama Gaetano Cardacino, 48 anni, la vittima dell’incendio mortale di giovedì mattina nelle campagna di Genzano di Lucania, nel Potentino, durante la bruciatura di sterpaglie. La vittima è un agricoltore del posto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri che indagano sull’episodio, Cardacino potrebbe essere stato stordito dal fumo ed essere stato poi avvolto dalle fiamme che ne hanno provocato la morte. Nell’incendio è rimasto ferito anche il fratello Donato, 37 anni, che non è riuscito a soccorrere il famigliare. Il fuoco, sfuggito al controllo dei due fratelli si è poi propagato ed è statonecessario l’intervento dei vigili del fuoco per spegnerlo. Mercoledì sono stati 117 gli incendi boschivi divampati in tutta la Penisola a impegnare i mezzi e il personale del Corpo forestale dello Stato. La Calabria, la regione più colpita dalle fiamme con 53 roghi, seguita dalla Campania con 36, dalla Puglia con 7, dalla Liguria e dalla Toscana con 4, dal Lazio e dalle Marche con 3, dalla Basilicata con 2, dall’Abruzzo, dall’Emilia Romagna, dal Molise, dal Piemonte e dall’Umbria con 1 rogo ciascuna. Diversi gli interventi dei mezzi aerei del Corpo forestale dello Stato. Un elicottero partito da Roma Urbe, è intervenuto per domare un incendio divampato in località Papigno, nel comune di Terni. Le fiamme, con un unico fronte da 100 metri, hanno messo a rischio 100 ettari di macchia mediterranea.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78242
Luglio 10, 2008
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Damiano Cunego
Trentasette minuti abbondanti di crono. La verità è che la mia crono è durata delle ore, e forse l’esercizio più difficile non è stato durante, ma prima. La preparazione, la ricerca della concentrazione è la cosa più difficile da ottenere, soprattutto per uno come me che non è uno specialista. Sia ben chiaro, non ho vinto, ma mi sono difeso molto bene. Ma se sono riuscito ad ottenere questo buon risultato è stato grazie ad una preparazione che in pratica mi ha fatto pensare alla crono già dalla sera precedente.
Sapevo chiaramente che a Cholet non avrei vinto il Tour de France, ma ero altrettanto convinto che lì ieri avrei potuto perderlo. Ciò nonostante non mi sono fatto sopraffare dalla smania di fare chissà che cosa: ho solo fatto bene ciò che sapevo di poter fare. Ciò che le mie gambe, il mio cuore e la mia testa hanno saputo assolutamente fare. Così la mia cronometro è cominciata ieri mattina alle 8, quando mi sono alzato, e con tutta calma ho scrutato il cielo, ho chiamato casa, ho dato il bacio del buon giorno a Margherita e Ludovica e poi solo dopo essermi lavato e non rasato, sono sceso a fare colazione: cereali, latte e panini con la marmellata, e già che c’ero anche una piccola razione di spaghetti in bianco. Poi alle 9 e 15 in compagnia di Maurizio Piovani, il mio diesse e di Marzio Bruseghin, mio prezioso compagno di squadra, siamo andati a provare il percorso.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274778
Luglio 8, 2008
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