Quel giretto a Cholet che mi ha dato lo sprint

Damiano Cunego

Trentasette minuti abbondanti di crono. La verità è che la mia crono è durata delle ore, e forse l’esercizio più difficile non è stato durante, ma prima. La preparazione, la ricerca della concentrazione è la cosa più difficile da ottenere, soprattutto per uno come me che non è uno specialista. Sia ben chiaro, non ho vinto, ma mi sono difeso molto bene. Ma se sono riuscito ad ottenere questo buon risultato è stato grazie ad una preparazione che in pratica mi ha fatto pensare alla crono già dalla sera precedente.

Sapevo chiaramente che a Cholet non avrei vinto il Tour de France, ma ero altrettanto convinto che lì ieri avrei potuto perderlo. Ciò nonostante non mi sono fatto sopraffare dalla smania di fare chissà che cosa: ho solo fatto bene ciò che sapevo di poter fare. Ciò che le mie gambe, il mio cuore e la mia testa hanno saputo assolutamente fare. Così la mia cronometro è cominciata ieri mattina alle 8, quando mi sono alzato, e con tutta calma ho scrutato il cielo, ho chiamato casa, ho dato il bacio del buon giorno a Margherita e Ludovica e poi solo dopo essermi lavato e non rasato, sono sceso a fare colazione: cereali, latte e panini con la marmellata, e già che c’ero anche una piccola razione di spaghetti in bianco. Poi alle 9 e 15 in compagnia di Maurizio Piovani, il mio diesse e di Marzio Bruseghin, mio prezioso compagno di squadra, siamo andati a provare il percorso.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274778

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